Tra identità, energia e futuro: a Lacedonia il dibattito sulle "Radici" dell'Europa
Dalla maestosità dei paesaggi dell'Alta Irpinia fino al confronto svoltosi all'ex carcere mandamentale: la presentazione del volume di Ferrante De Benedictis e Marcello Croce diventa occasione di riflessione sul conservatorismo mediterraneo, l'energia del territorio e le sfide dell'era tecnologica.
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Percorrendo nel pomeriggio il tratto dell'autostrada Napoli-Bari per raggiungere Lacedonia, si viene accolti da uno spettacolo naturale e antropico di straordinaria forza visiva: sterminati campi di grano dorato che si alternano a innumerevoli pale eoliche deputate a immagazzinare la grande energia del vento. È una visione che trasmette immediatamente un'ottima impressione. Diventa subito evidente, infatti, come dietro quelle maestose torri eoliche che svettano sul crinale campano vi sia una solida e lungimirante progettualità politica, capace di coniugare le vocazioni agricole tradizionali con la produzione sostenibile e la visione del futuro.
Proprio con questo spirito di apertura verso il domani, vissuto senza dimenticare la memoria dei luoghi, la serata del **16 agosto** ha visto la comunità di Lacedonia riunirsi nella suggestiva cornice dell'ex carcere mandamentale — oggi presidio permanente di cultura e testimonianza storica — per la presentazione del volume Radici. Dialogo sulla tradizione, firmato dall'ingegnere e politico Ferrante De Benedictis insieme al professor Marcello Croce. L'incontro è stato promosso con determinazione ed entusiasmo da Bruno Francavilla, consigliere e coordinatore a Torino ma da sempre legato a Lacedonia con un cordone ombelicale mai spezzato, fungendo da decisivo ponte culturale e organizzativo tra il capoluogo piemontese e la terra irpina.
Una crisi antropologica prima che politica
L'incontro, moderato con rigore ed acume dal **professor Michele Miscia**, si è aperto con il richiamo alla vocazione scolastica ed educativa che storicamente caratterizza Lacedonia. Miscia ha tuttavia richiamato l'allarme profetico lanciato dal celebre linguista Tullio De Mauro riguardo al dilagare dell'analfabetismo funzionale nella società contemporanea.
«Oggi il vero nodo è la perdita del rispetto reciproco e la crescente difficoltà di decodificare il pensiero dell'altro. La parola deve tornare a essere l'epifania del pensiero e lo strumento prioritario di dialogo interpersonale.» — Prof. Michele Miscia
Raccogliendo lo spunto, **Ferrante De Benedictis** ha illustrato lo spirito profondo dell'opera, tenendo prima di tutto a esprimere un vivo e caloroso ringraziamento all'organizzatore della serata: «Un ringraziamento particolare va all'amico Bruno Francavilla per questo graditissimo invito e per aver voluto fortemente questo momento di confronto: sono davvero orgoglioso di essere qui a Lacedonia». De Benedictis ha quindi ribadito come Radici non nasca come un semplice pamphlet ideologico o di partito, ma si proponga come un'indagine problematica e aperta sulle sfide dell'uomo moderno.
«Viviamo un'epoca complessa, la cui ferita più profonda è rappresentata da una vera e propria crisi antropologica: l'uomo contemporaneo rischia di vivere schiacciato in un presente continuo, privo di memoria e incapace di porsi le grandi domande sul senso del proprio cammino», ha rimarcato De Benedictis.
La Tradizione come vettore di futuro
Uno dei nuclei concettuali più fecondi della discussione ha riguardato l'analisi etimologica del termine "tradizione". Rifiutando qualsiasi deriva nostalgica o passatista, la tradizione — dalla radice latina tradere, ovvero trasmettere e consegnare oltre — si dimostra il concetto più proiettato verso il futuro.
I Tasselli del Conservatorismo Critico
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1
Argine alle illusioni: Come sottolineava Giuseppe Prezzolini, l'atteggiamento conservatore funziona da freno razionale di fronte all'impulsività demagogica e all'illusione di poter "rifare l'uomo da zero".
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2
Centralità dell'Umanesimo: Nell'epoca dell'Intelligenza Artificiale, degli algoritmi imperanti e della spinta robotica, l'imperativo etico risiede nel difendere il primato dell'uomo e della sua coscienza.
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3
I tre pilastri d'Europa: La sintesi feconda tra la filosofia greca, il diritto romano e la matrice giudaico-cristiana, intesi come linfa vitale irrinunciabile.
Il Conservatorismo Mediterraneo e la sfida geopolitica
Sollecitato dagli interventi del pubblico presente — tra cui la testimonianza di chi scrive sull'importanza dell'integrazione linguistica dei migranti e la riflessione sul ruolo internazionale dell'Italia — De Benedictis ha tracciato il profilo del conservatorismo latino e mediterraneo.
A differenza del modello anglosassone, spesso improntato a un individualismo esasperato di matrice contabile, il modello mediterraneo vive di comunità, relazioni umane e solidarietà sociale. L'Italia, per posizione storica e geografica, ha il compito di proporsi come ponte naturale tra l'Europa, i Balcani e il Nord Africa. Un primato che non si misura soltanto in capacità energetiche o logistiche, ma soprattutto nella forza dell'educazione e dell'umanesimo.
Fede, educazione e resistenza tecnologica
Particolarmente intenso è stato anche il contributo del Consigliere Comunale Giuseppe Antonio Libertazzi, il quale ha rimesso al centro la dimensione della fede e della testimonianza evangelica, avvertendo contro i pericoli di una società desacralizzata e completamente asservita alle logiche e agli algoritmi delle grandi corporation tecnologiche.
I relatori si sono trovati concordi nel sottolineare come la famiglia, la scuola formativa e la riscoperta della lettura cartacea rappresentino presidi irrinunciabili per conservare il pensiero critico e la trasmissione dei valori tra generazioni, con un focus prevalente sul concetto generalizzato di Tradizione e Morale Cristiana.
Radici. Dialogo sulla tradizione
A cura di Ferrante De Benedictis e Marcello Croce. Un saggio avvincente che indaga il significato profondo della tradizione, ponendosi come bussola per orientarsi nel presente e costruire il futuro della nostra civiltà.
Il Modello Lacedonia: dalla filosofia agli atti amministrativi
Le conclusioni dell'intenso dibattito sono state affidate al Primo Cittadino di Lacedonia, Antonio Di Conza, il quale ha saputo tradurre le sollecitazioni teoriche in impegni concreti di governo del territorio. Negli anni, l'amministrazione comunale ha saputo attuare una grande ed efficace capacità progettuale, trasformando il paese in un florido centro culturale e sociale sorretto da concrete ed eccellenti basi economiche.
Nel corso della sua articolata disamina, il sindaco Di Conza non ha mancato di esprimere un sentito ringraziamento istituzionale e personale a Bruno Francavilla, evidenziando il valore del suo impegno costante e della sua capacità di mantenere saldi i fili del dialogo tra la comunità laceronese a Torino e il paese natio, promuovendo iniziative di altissimo spessore dibattimentale.
«Le parole devono tramutarsi in azioni, e per chi amministra le azioni si chiamano atti amministrativi. Non ci serve una rigenerazione urbana fatta di solo cemento e finanziamenti se poi manca una parallela rigenerazione sociale ed interiore delle nostre comunità.» — Antonio Di Conza, Sindaco di Lacedonia
Di Conza ha espresso una forte e condivisibile rivendicazione a difesa delle aree interne del Mezzogiorno:
1. Il rifiuto della pura "logica dei numeri"
I piccoli comuni e le aree interne non possono essere trattati come meri capitoli di spesa da smantellare chiudendo scuole, presidi di salute o uffici pubblici.
2. Una scuola presidio di pensiero
Restituire centralità alla formazione umanistica per dotare i giovani degli strumenti necessari a comprendere il mondo senza subire omologazioni.
3. Accoglienza ed integrazione reale
Il modello virtuoso promosso a Lacedonia per i 16 minori stranieri non accompagnati dimostra come l'integrazione sia reale ed efficace quando poggia su percorsi concreti di alfabetizzazione, orientamento al lavoro ed inserimento in una comunità accogliente.
L'incontro si è concluso con la consapevolezza condivisa che eventi come questo debbano moltiplicarsi sul territorio, rendendo i borghi dell'Irpinia vere e proprie roccaforti di pensiero critico, capaci di coniugare la sostenibilità moderna delle pale eoliche con la forza millenaria delle proprie radici.
Riccardo Urciuoli
Articolo scritto per il portale www.apertosipario.it a margine dell'incontro svoltosi a Lacedonia il 16 agosto 2026.
